Naufragi in mare, tratta di esseri umani, sfruttamento dei lavoratori irregolari. La soluzione al dramma epocale dei migranti, a cui assistiamo ormai quotidianamente da circa un anno, non può avvenire esclusivamente alle frontiere ma ha bisogno di una soluzione condivisa, strutturale e sostenibile che parta dall’individuazione delle cause che spingono sempre più persone a lasciare il proprio paese d’origine.

Oggi, 2 dicembre, si celebra come ogni anno la Giornata Internazionale per l’abolizione della schiavitù. Nonostante questo termine possa portare alla memoria immagini e racconti del passato coloniale, purtroppo si tratta di una realtà che ancora ai nostri giorni affligge milioni di lavoratori nel mondo, non soltanto nei Paesi in via di sviluppo.

Precarietà, stagnazione salariale, qualità dell’occupazione, crisi dell’occupazione giovanile, salute e sicurezza nei posti di lavoro, trattati commerciali e immigrazione. Sono questi alcuni dei temi affrontati da Raymond Torres, Direttore del Dipartimento di Ricerca dell’ILO, in occasione della presentazione in Italia del rapporto World Employment and Social Outlook 2015.

Secondo la 9ª edizione del rapporto Key Indicators of the Labour Market (KILM) («Indicatori chiave del mercato del lavoro»), il livello di istruzione della popolazione attiva migliora in tutto il mondo, ma l’accesso all’insegnamento superiore non porta alla diminuzione della disoccupazione a livello globale.