Trovare un lavoro dignitoso risulta ancora molto difficile per tanti giovani nel mondo. L’ultimo rapporto dell’ILO, Global Employment Trends for Youth 2015 («Tendenze globali dell’occupazione giovanile 2015»), mette in evidenza come ci siano ancora 73,3 milioni di giovani senza un’occupazione. Un lieve miglioramento rispetto alle rilevazioni precedenti dell’ILO, che aveva riscontrato la presenza di ben 76,6 milioni di disoccupati nel 2009, ma i posti di lavoro persi durante la crisi non sono stati ancora recuperati: l’attuale tasso di disoccupazione giovanile nel mondo si attesta al 13 per cento, ancora lontano dal 11,7 per cento registrato nel periodo pre-crisi. Anche per quanto riguarda l’Europa, i lievi miglioramenti registrati inducono a pensare che molto ci sia ancora da fare in termini di politiche per l’occupazione giovanile. In particolare in Italia, la situazione di tanti ragazzi rimane molto difficile e la necessità di politiche di sostegno risulta evidente.

La crisi economica ha colpito in particolare i paesi dell’Europa mediterranea alimentando la disoccupazione giovanile che registra tassi al di sopra del 30 per cento in ben sei paesi mentre nel resto del continente due terzi dei paesi hanno fatto segnare tassi superiori al 20 per cento. I paesi con i tassi più alti sono Spagna (53,2 per cento), Grecia (52,4 per cento), Croazia (45,5 per cento) e Italia (42,7 per cento) che precede Cipro (35,9 per cento) e Portogallo (34,8 per cento). Per quanto riguarda l’Italia, il tasso di disoccupazione giovanile è circa il doppio rispetto al tasso registrato nel 2008, mentre il numero dei ragazzi che non lavorano e non studiano, i cosiddetti NEET, è aumentato dal 17,1 per cento, registrato nel 2005, al 22,1 per cento. Complessivamente le persone a rischio di povertà ed esclusione sociale sono aumentate del 5,5 per cento tra il 2010 e il 2014.

«Nonostante lievi miglioramenti — spiega Gianni Rosas, rappresentante dell’ILO per l’Italia e autore del capitolo sulle politiche e programmi per l’occupazione giovanile del rapporto —, alla fine del 2014, la disoccupazione di lunga durata colpiva il 60 per cento dei giovani disoccupati in Italia. Questo è un fattore di forte preoccupazione».

Il rapporto dell’ILO rileva come, in Italia, siano aumentati precariato, povertà e pessimismo. I giovani italiani, in molti casi, preferirebbero andare a lavorare all’estero piuttosto che continuare a cercare un’occupazione nel loro paese: «Durante il periodo 2010-14 — sottolinea ancora Rosas — il lavoro a tempo determinato tra i giovani lavoratori italiani è cresciuto di 9,2 punti percentuali, il lavoro a tempo parziale involontario di 13,3 punti percentuali e il rischio di povertà di 5,5 punti percentuali; è forse la percezione della carenza di opportunità di lavoro dignitoso che ha spinto il 99 per cento dei giovani italiani intervistati durante un’inchiesta riportata nel rapporto ad essere pessimisti circa l’andamento del mercato occupazionale e al 55 per cento degli stessi intervistati a dichiarare di essere disponibili a emigrare all’estero nella ricerca di migliori opportunità lavorative».

Sono allora necessarie politiche per creare nuova occupazione di qualità e per favorire l’accesso dei giovani al mercato del lavoro: le strategie per promuovere l’occupazione giovanile devono articolarsi, si conclude nel rapporto dell’ILO, su una combinazione di politiche macroeconomiche atte a stimolare l’occupazione e di ulteriori interventi specifici per i giovani e in particolare per quelli più svantaggiati. «Per promuovere l’occupazione di qualità per i giovani, esistono diverse politiche che vanno utilizzate in maniera coerente e concomitante, in particolare: gli interventi di politica economica per favorire gli investimenti pubblici e privati che creano occupazione; gli investimenti sull’istruzione e sulla formazione per adeguare le competenze alle richieste del mercato del lavoro; e le misure di politica per l’impiego per attenuare le imperfezioni del mercato del lavoro e renderlo più inclusivo» — aggiunge Rosas.

Per aumentare l’occupazione, promuovendo al contempo la qualità del lavoro dei giovani svantaggiati, l’ILO inoltre suggerisce di combinare le politiche attive con le misure di protezione sociale. In particolare, le politiche attive dovrebbero concentrarsi nell’agevolare i giovani svantaggiati nella transizione scuola-lavoro e nel facilitare la transizione dei giovani lavoratori dall’economia informale a quella formale. Gli investimenti nel mercato del lavoro hanno già dimostrato, d’altro canto, di essere essenziali per la creazione di occupazione di qualità. Un obiettivo raggiungibile attraverso risposte coordinate e partnership, come si sottolinea nelle conclusioni dell’ILO, in grado di avere un impatto sulla quantità e sulla qualità dei lavori per i giovani.

Maggiori informazioni sull’occupazione giovanile nel mondo, sui programmi e sugli strumenti di politica sono disponibili nella sezione dedicata sul sito dell’ILO.

Il tema dell’occupazione giovanile nel mondo sarà discusso nell’ambito del convegno «Come cambiano i lavori» organizzato dalla Fondazione Di Vittorio e dalla CGIL. Il convegno sarà ospitato nella sala Santi, presso la sede della CGIL Nazionale, Corso d’Italia n. 25, martedì 27 ottobre 2015, dalle ore 10 alle ore 14. Presente all’incontro anche Raymond Torres, Direttore Dipartimento Ricerche ILO.

 
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