Occupazione giovanile...Il 10 novembre si è celebrato per la prima volta a livello mondiale l’International Interns Day, giornata promossa da diverse organizzazioni giovanili, fra cui European Youth Forum (Foro Europeo dei Giovani) e InternsGoPro, dedicata ai milioni di ragazzi e ragazze che ogni giorno si confrontano con l’esperienza di un tirocinio. Migliaia di giovani si sono riuniti in diverse città per ricordare a politici, media, e datori di lavoro che i tirocini non sono tutti uguali e che è necessario definire il prima possibile delle regole chiare e eque.


Il ricorso agli internships è in aumento in tutto il mondo ed è innegabile che la ricerca di un posto di lavoro risulti più semplice se accompagnata da un’esperienza professionale ottenuta nell’ambito di un percorso formativo. Tuttavia, questo non basta a garantire la transizione nel mercato del lavoro e un reale percorso di autonomia. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Foro Europeo dei Giovani, ogni anno in Europa effettuano un tirocinio 4,5 milioni di giovani, di cui il 59 per cento non è retribuito, il 40 per cento non ha un contratto, il 30 per cento non riceve un reale contenuto formativo e il 75 per cento non trova un posto di lavoro al termine del tirocinio.

I tirocini possono rappresentare uno strumento importante ma l’attenzione deve rimanere alta perché, a fianco delle opportunità, si possono anche verificare degli abusi. Negli ultimi anni si è registrato, soprattutto nelle economie maggiormente colpite dalla crisi, un aumento esponenziale al  ricorso ai tirocini. Ad esempio, negli Stati Uniti, all’inizio degli anni ’80, solo il 3 per cento degli studenti accedeva ad un tirocinio, mentre ad oggi questa percentuale è aumentata al 75 per cento. Anche nei paesi europei come pure in Italia, il numero dei tirocinanti è in costante aumento. Tale aumento è forse anche dovuto alle crescenti difficoltà dei giovani ad accedere al lavoro, come evidenziato nell’ultimo rapporto dell’ILO sulle tendenze mondiali dell’occupazione giovanile (Global employment trends for youth 2015).

Nell’ambito del monitoraggio delle tendenze mondiali dell’occupazione giovanile, l’ILO è impegnato ad analizzare i fenomeni emergenti più importanti, tra cui quello della recente «esplosione» dei tirocini in sempre più numerosi paesi. L’osservazione di diversi contesti nazionali e regionali ha permesso d’identificare gli elementi principali che caratterizzano i tirocini di qualità, partendo dal presupposto che questi tipi di tirocinio possono migliorare il processo di transizione dalla scuola al mercato del lavoro, come enunciato nella risoluzione della Conferenza Internazionale del Lavoro del 2012 sulla crisi dell’occupazione giovanile. Adottata da rappresentanti di governi, datori di lavoro e sindacati di 185 paesi membri dell’ILO, tale risoluzione raccomanda la regolamentazione e il monitoraggio dei tirocini, al fine di «assicurare che siano una reale esperienza formativa and rimpiazzino lavoro regolare». Anche l’Unione Europea ha adottato l’anno scorso una raccomandazione che definisce un quadro sui tirocini di qualità per tutti i paesi membri.

Gli elementi di qualità ruotano proprio attorno a questo aspetto e includono: la trasparenza del processo di reclutamento, l’esistenza di un accordo scritto, l’obiettivo formativo, la durata, il processo di supervisione,  gli emolumenti compensativi,  la copertura assicurativa e la certificazione finale. È buona prassi che l’accordo formale sia accompagnato da un piano di lavoro che indichi chiaramente i compiti del tirocinante. Particolare rilievo assume la figura del supervisore che dovrà dedicare il tempo necessario al tirocinante e fornire un adeguato riscontro riguardo l’intero percorso formativo. La durata del tirocinio dovrà, inoltre, essere stabilita in relazione agli obiettivi di apprendimento. Quello della durata rappresenta un elemento della massima importanza proprio per evitare che il tirocinio sia utilizzato in sostituzione al periodo di prova o per rimpiazzare le assunzioni d’ingresso (entry-level jobs) e il lavoro effettivo. In Europa la durata media di un tirocinio si attesta solitamente fra i tre e i dodici mesi, mentre in Italia la durata massima di 6 mesi è stabilita per i tirocini formativi e 12 mesi per quelli di (re-)inserimento nel mercato del lavoro.

L’accordo sottoscritto fra le parti deve inoltre esplicitare la presenza e la quantificazione della compensazione finanziaria. “In linea di massima, al tirocinante dovrebbe essere garantita una somma in grado di provvedere alle spese di vitto, alloggio e trasporto” afferma Gianni Rosas, esperto dell’ILO sull’occupazione giovanile.  «È questa una delle questioni più dibattute tra i giovani che vedono la mancanza di un supporto economico come un fattore di esclusione dei giovani che non possono mantenersi economicamente. Questo produrrebbe un circolo vizioso per cui chi ha piu’ bisogno resterebbe paradossalmente escluso», continua Rosas.  I vantaggi dei tirocini retribuiti sono evidenti anche nel mercato occupazionale. Secondo un sondaggio condotto nel 2012 negli Stati Uniti dall’Associazione Nazionale dei Colleges e Imprenditori (National Association of Colleges and Employers), circa il 60 per cento dei tirocinanti retribuiti hanno ricevuto almeno un’offerta di lavoro al termine del periodo formativo. Solo il 37 per cento dei tirocinanti non retribuiti ha ricevuto almeno un’offerta, poco più dei coetanei che non hanno svolto alcun tipo di tirocinio che hanno ricevuto offerte nel 36 per cento dei casi.

Fra le modalità di tirocinio che si stanno sviluppando maggiormente si possono annoverare tre tipologie collegate rispettivamente: ai programmi d’istruzione, che vedono gli studenti alternare lo studio all’esperienza nelle imprese; alle politiche attive di promozione dell’occupazione giovanile; alla ricerca attiva nel mercato del lavoro con la quale un/a giovane prende diretto contatto con le aziende al termine degli studi. Essendo quest’ultimo tipo di tirocini meno regolamentato, risulta piu’ difficile garantire le stesse condizioni a tutti i tirocinanti, come pure monitorare la fase d’implementazione. Non a caso, questo ha portato al ricorso frequente ad azioni legali al fine di chiarire la natura reale del rapporto tra tirocinante e organizzazione ospitante. Ad esempio, negli ultimi anni le Corti americane sono state frequentemente chiamate a pronunciarsi circa l’applicazione della legislazione del lavoro, inclusa quella sul salario minino, a presunti casi di esistenza di un rapporto di lavoro mascherato da tirocinio.

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