Naufragi in mare, tratta di esseri umani, sfruttamento dei lavoratori irregolari. La soluzione al dramma epocale dei migranti, a cui assistiamo ormai quotidianamente da circa un anno, non può avvenire esclusivamente alle frontiere ma ha bisogno di una soluzione condivisa, strutturale e sostenibile che parta dall’individuazione delle cause che spingono sempre più persone a lasciare il proprio paese d’origine.

Come sottolineato dal Direttore dell’Ufficio ILO per l’Italia e San Marino, Gianni Rosas, nel corso del Workshop «Flussi migratori, mercato del lavoro, impresa e diritti umani» organizzato l’11 dicembre dal CIDU, «nei Paesi in via di sviluppo molte persone, sebbene lavorino, non riescono a sfuggire alla trappola della povertà e migrare rimane l’unica possibilità per aspirare ad una vita ed un lavoro migliori per se stessi e per le proprie famiglie. La speranza non è un crimine e la decisione, altamente rischiosa, di lasciare la propria casa per costruire un futuro altrove è spesso una necessità e non una scelta: le persone scappano dai conflitti e dai regimi così come dalla povertà, dalla deprivazione e dalla mancanza di diritti come cittadini e come lavoratori». Un approccio parziale e selettivo alle migrazioni è quindi destinato a fallire anche in considerazione dei dati dell’ILO che parlano di 150,3 milioni di lavoratori migranti su circa 232 milioni di migranti internazionali nel mondo.

Per cercare di affrontare la questione dei fenomeni migratori nella sua complessità l’Unione Europea ha tenuto una serie di incontri bilaterali con i Paesi coinvolti e ha organizzato il Summit de La Valletta, svoltosi nell’isola di Malta l’11 e il 12 novembre scorso, per rafforzare e promuovere la cooperazione fra i governi dei Paesi di origine, transito e destinazione.

Il summit de La Valletta ha rappresentato un passo in questa direzione grazie alla partecipazione dei rappresentanti dei governi europei e africani che hanno riconosciuto la necessità di affrontare congiuntamente le sfide dei fenomeni migratori e valutarne, al contempo, le opportunità. Nella dichiarazione de La Valletta sono indicate le priorità su cui i governi degli Stati partecipanti sono chiamati a impegnarsi, a partire dal miglioramento delle condizioni economiche e sociali nei Paesi di provenienza. Pace, rispetto dei diritti umani, crescita economica inclusiva, lavoro dignitoso, miglioramento dei servizi pubblici, dell’assistenza sanitaria e della sicurezza rappresentano elementi fondamentali di un convivere civile che, in molti casi, vengono a mancare inducendo le persone a migrare. Se da un lato si dovranno migliorare le condizioni di vita nei Paesi di provenienza, dall’altro si dovrà aumentare la cooperazione per prevenire l’immigrazione illegale e per garantire il reintegro nei Paesi di provenienza ai migranti irregolari. La lotta contro i trafficanti di esseri umani sarà dunque intensificata mentre saranno aumentate le protezioni a vantaggio dei rifugiati e dei migranti regolari.

Gli obiettivi enunciati durante il Summit sono stati integrati da un piano d’azione composto da 16 interventi da attuare entro la fine del 2016. Fra questi, il lancio di programmi volti a migliorare le possibilità di impiego nei Paesi d’origine, il raddoppiamento delle borse di studio per studenti e ricercatori nell’ambito del progetto Erasmus, la realizzazione di progetti di sviluppo e di protezione nel Corno d’Africa e nel Nord Africa, la costituzione di un team investigativo in Niger contro la tratta di esseri umani, la facilitazione dei ritorni volontari nei Paesi d’origine attraverso l’intervento, in Europa, di ufficiali dell’immigrazione africani. Obiettivi ambiziosi che potranno essere raggiunti solo attraverso un impegno economico importante: il Fondo di emergenza dell’UE per l’Africa stanzierà, per raggiungere gli obiettivi concordati, 1,8 miliardi di euro che si andranno ad aggiungere ai 20 miliardi che gli Stati europei stanziano ogni anno a favore dell’Africa.

È però necessario che sia data la giusta attenzione anche alla gestione dei flussi migratori e alla valorizzazione dei lavoratori migranti, soprattutto alla luce degli squilibri demografici che caratterizzano sempre di più le economie europee e avanzate. Come sottolineato nel corso del workshop del CIDU dallo Special Rappeurteur delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti, François Crépeau, «C’è bisogno di una politica di gestione delle migrazioni onnicomprensiva, che sia basata sulle esigenze dei mercati del lavoro e sui diritti umani. È necessario garantire dei canali di migrazione regolare, la repressione non può essere una soluzione. Proibire gli ingressi senza fornire delle alternative regolari non fa che alimentare il mercato della tratta di essere umani». Di fronte a quanto sta accadendo, l’Unione Europea ha l’opportunità e il compito di assumere una leadership morale, ha aggiunto Crépeau.

Anche il Direttore Generale dell’ILO, Guy Ryder, ha definito il summit de La Valletta come un’opportunità per trovare una soluzione alla crisi dei migranti e dei rifugiati, sottolineando la necessità di creare opportunità di lavoro dignitoso nei Paesi di origine, promuovere i canali di immigrazione regolare sulla base delle necessità del mercato del lavoro, rafforzare la lotta alla tratta di esseri umani e l’assistenza umanitaria. Per ottenere questi risultati è fondamentale il coinvolgimento delle parti sociali al fine di stimolare la crescita e la creazione di occupazione di qualità e per rafforzare i sistemi di protezione sociale.

Le parti sociali giocano un ruolo chiave anche nell’identificazione e implementazione delle politiche di integrazione. «Il lavoro — ha affermato nel corso del workshop Stefania Congia della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali — è fonte di dignità, è la principale forma di appartenenza e radicamento nella società di arrivo». Affinché il lavoro possa svolgere questa funzione ha, però, bisogno di essere tutelato dallo sfruttamento. I lavoratori migranti sono, infatti, fra le categorie maggiormente vulnerabili al rischio di abusi, senza dimenticare le difficoltà specifiche che incontrano nell’accesso al mercato del lavoro, come la discriminazione o le conoscenze linguistiche.

Per questo motivo nel 2014 l’ILO ha elaborato la Fair Migration Agenda per rafforzare ulteriormente il suo impegno a favore dei lavoratori migranti, affrontando un fenomeno che rappresenta una delle più importanti sfide politiche del nostro tempo e al contempo un potenziale di crescita e di sviluppo sia per i Paesi di destinazione che per quelli di origine. Questa strategia, presentata nel corso della 103a Conferenza Internazionale del Lavoro, oltre alla promozione di un approccio basato sui diritti e alla lotta contro tutte le forme di abuso e le condizioni di lavoro incettabili, propone i seguenti orientamenti per la gestione equa delle migrazioni per lavoro: la promozione del lavoro dignitoso nei Paesi d’origine, nonché il sostegno per favorire i percorsi di ritorno dei migranti; la formulazione di programmi di migrazione regolare, anche attraverso la promozione di accordi bilaterali; l’attuazione di processi di reclutamento equi; il rafforzamento del tripartitismo e del dialogo sociale.

I processi di integrazione richiedono l’adozione di politiche multidimensionali che affrontino aspetti economici e sociali rispondendo alle diverse dimensioni dei bisogni dei migranti e delle loro famiglie. Ciò comporta evidentemente uno sforzo tanto politico quanto finanziario, ma prendendo ancora una volta in prestito le parole di Crépeau «l’integrazione non può essere considerata semplicemente come una spesa, si tratta di un investimento. Un investimento sulle generazioni future».