Uno sforzo comune per la promozione dei diritti dei lavoratori, delle condizioni di impiego dignitose e della tutela dell’ambiente nelle catene di fornitura globali. È questo l’impegno sottoscritto dai Ministri dell’Occupazione, del Lavoro, degli Affari Sociali, della Cooperazione Internazionale e dello Sviluppo di Italia, Germania, Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Canada, Giappone al termine del Summit G7 di Berlino.

Un impegno concreto, come dimostrano le misure già concordate fra le quali spicca l’istituzione di un fondo denominato Vision Zero per promuovere interventi mirati nei Paesi in via di sviluppo in materia di salute e sicurezza, dialogo sociale e applicazione delle norme internazionali dell’ILO. E sarà proprio l’Agenzia delle Nazioni Unite a svolgere un ruolo primario nella gestione del fondo e nelle attività connesse che inizieranno nel 2016.

L’annuncio avviene a seguito della decisione adottata all’inizio dell’anno ad Elmau, in Germania. La creazione del fondo Vision Zero avrà la funzione di «aggiungere valore ai progetti ILO esistenti, con l’obiettivo di prevenire e ridurre le morti e gli incidenti correlati all’attività lavorativa attraverso il rafforzamento dei quadri giuridici e la promozione di pratiche commerciali sostenibili», come ha spiegato il direttore generale dell’ILO, Guy Ryder. Una decisione importante che avviene a seguito delle tante denunce, operate in primo luogo dall’ILO, sulle pessime condizioni riscontrate nelle catene di fornitura globali.

Secondo gli ultimi dati dell’ILO un lavoro su cinque è oggi riconducibile alle catene globali di fornitura che rappresentano il 20,6 per cento dell’impiego totale nel mondo. Di fronte al continuo espandersi dei mercati a livello mondiale è quindi fondamentale garantire un adeguato livello di diritti e di tutele a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro dislocazione geografica. In particolare, in tema di salute e sicurezza gli ultimi dati dell’ILO non lasciano dubbi sull’urgenza degli interventi: ogni anno, 2,3 milioni di persone muoiono per incidenti o malattie connesse all’attività lavorativa. Un costo umano inaccettabile ma anche un danno economico rilevante che incide negativamente del 4 per cento sul PIL globale.

Positivo il commento del direttore generale dell’ILO che ha sottolineato come il fondo Vision Zero aiuterà a prevenire il numero delle morti, delle malattie e degli infortuni connessi alle attività lavorative e a favorire la riduzione della povertà: «L’ILO — ha rilevato Guy Ryder — lavorerà in stretta collaborazione con i governi, con le organizzazioni dei datori di lavoro e con i sindacati, e con gli altri attori interessati, per garantire che l’accordo del G7 si traduca in miglioramenti concreti nella vita di 450 milioni di persone che lavorano in connessione con le catene di fornitura globali». La promozione del lavoro dignitoso nelle «supply chains»  rappresenterà inoltre l’argomento principale di discussione in occasione della prossima Conferenza Internazionale del Lavoro.

La nuova azione congiunta è stata accolta con soddisfazione anche da uno dei suoi principali promotori, il Ministro della Cooperazione Economica e dello Sviluppo tedesco Gerd Müller: «Il lavoro dignitoso e le produzioni sostenibili — ha commentato Müller — devono diventare la norma globale; queste nuove iniziative stabiliranno un collegamento importante tra le condizioni di vita nei paesi in via di sviluppo e i modelli di consumo nei ricchi paesi industrializzati». Presente al meeting di Berlino anche il sottosegretario italiano al Lavoro, Teresa Bellanova, che ha definito l’iniziativa del G7 come una grande scommessa, politica e culturale: «Le imprese — ha commentato la Bellanova — operano in più paesi e in contesti culturali, legali e regolamentari profondamente diversi tra loro, a cui si aggiunge la complessità delle catene di fornitura e subfornitura; il nostro primo impegno deve essere quello di una piattaforma comune che dica quali sono i comportamenti che tutte le imprese, dal committente al fornitore, devono adottare».

L’iniziativa dell’ILO non ha tardato a riscuotere i primi consensi anche da un punto di vista dell’impegno concreto da parte dei Paesi del G7 che hanno già comunicato la loro disponibilità a versare un contributo iniziale di sette milioni di euro. Una partenza più che promettente per il fondo Vision Zero che è sulla buona strada per attrarre ulteriori contributi nei prossimi mesi. Il contributo maggiore proviene proprio da uno dei Paesi promotori del fondo: la Germania ha stanziato tre milioni di euro al pari dell’Unione Europea. Anche gli Stati Uniti hanno confermato il loro impegno nei confronti del fondo con un contributo iniziale di un milione di euro. Ma i contributi dei paesi coinvolti vanno anche al di là dell’impegno finanziario. Francia ed Italia si sono infatti impegnate a finanziare azioni specifiche in loco come, per esempio, corsi di formazione. Grazie a questa iniziale disponibilità, il fondo Vision Zero sarà in grado di mettere in atto i primi interventi a partire dal gennaio 2016.