Il Consiglio dei Ministri ha da poco approvato un disegno di legge per la ratifica delle Convenzioni sulla salute e sulla sicurezza dell'ILO (la 155 del 1981, con successivo protocollo di Ginevra del 22 giugno 2002, e la 187 del 2006). La ratifica di questi strumenti normativi internazionali contribuirà a dare un ulteriore impulso alla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, all'organizzazione di ambienti di lavoro sempre più sicuri e a una maggiore partecipazione attiva di tutte le parti coinvolte attraverso un approccio tripartito.

Le parti sociali saranno, infatti, chiamate a collaborare con il Governo per mettere in campo un'azione “progressiva e coordinata” al fine di rendere i luoghi di lavoro sempre più salubri e sicuri. Proprio la cooperazione fra tutti i soggetti coinvolti è considerata, infatti, una delle chiavi per un effettivo conseguimento dei risultati. A seguito della ratifica delle Convenzioni, il Governo rafforzerà il suo impegno a promuovere, a livello di impresa, la cooperazione tra la direzione, i lavoratori e i loro rappresentanti, in quanto elementi essenziali di prevenzione sul luogo di lavoro.

L'impegno tripartito, garantito dalla ratifica delle Convenzioni dell'ILO, può dunque dare un apporto notevole per vincere quella che è da considerarsi primariamente una battaglia “quotidiana”. Al di là delle grandi tragedie industriali è, infatti, lo stillicidio quotidiano di vite umane a dover destare la maggiore attenzione: una vita ogni quindici secondi, considerando gli incidenti fatali in tutto il mondo. Gli ultimi dati dell'ILO, pubblicati lo scorso 28 aprile in occasione della Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro, confermano purtroppo le dimensioni allarmanti di questo fenomeno a livello globale. Sono 6.300 i decessi quotidiani dovuti ad incidenti sul posto di lavoro o a malattie professionali, per un computo totale di 2,3 milioni di morti all'anno. Si tratta di perdite incommensurabili a cui si aggiungono le conseguenze legate agli altri infortuni: sono 317 milioni gli incidenti giornalieri, 153 ogni quindici secondi.

C’è inoltre un ulteriore aspetto che può essere quantificato e che offre una nuova chiave di lettura del problema: l’impatto economico della mancata prevenzione nei luoghi di lavoro. Come spiegato da Nancy Leppink, Direttore del Dipartimento dell’Amministrazione del Lavoro, dell’Ispezione del Lavoro e della Salute e della Sicurezza sul Lavoro dell’ILO, nel corso di un recente seminario organizzato dall’INAIL su “Il costo della non sicurezza”: “Secondo le stime dell’ILO, le ore di lavoro perse, il risarcimento dei lavoratori, l’interruzione della produzione e le spese mediche costano complessivamente il quattro percento del PIL globale (circa 2.800 miliardi di dollari); all’idea tradizionale, secondo la quale migliorare la salute e la sicurezza sul lavoro rappresenta un costo aggiuntivo, si è progressivamente sostituita la convinzione che la salute, la sicurezza e il benessere dei lavoratori sono parte integrante della sostenibilità economica e dello sviluppo organizzativo di una impresa”. Le politiche di prevenzione non rappresentano, dunque, un onere per le aziende e per gli Stati ma un investimento dal ritorno assicurato, non solo in termini di costi umani ma anche in termini di benefici economici. Secondo uno studio dell’ISSA sul rendimento della prevenzione, per ogni euro investito annualmente sulla salute e sulla sicurezza di ogni singolo lavoratore, un’impresa può aspettare un ritorno economico pari a 2,20 euro.

Per quanto riguarda l'Italia l’impegno degli ultimi anni nella prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro sta dando alcuni risultati incoraggianti come dimostrano i dati dell'ultimo rapporto dell'INAIL che confermano un trend decrescente. Sono state 1.107 le denunce di incidenti mortali nel 2014, in diminuzione rispetto al 2013 quando le denunce erano state 1.215. Complessivamente si registra una diminuzione del 3% rispetto al 2013 e del 31% rispetto al 2010. Anche per quanto riguarda gli infortuni i dati dell'INAIL mostrano una diminuzione delle denunce, 663 mila quelle presentate nel 2014, con una diminuzione di circa il 4,6% rispetto al 2013 quando ne erano state presentate 695 mila, quasi il 24% in meno rispetto al 2010. Non a caso, l’impegno dell'INAIL nella promozione di adeguate politiche di prevenzione è stato recentemente riconosciuto dall'ISSA (International Social Security Association) che ha insignito l'istituto italiano del prestigioso “Good practice award 2013” per aver “incoraggiato le aziende a sviluppare progetti che investono in miglioramenti strutturali o organizzativi nella gestione della loro politica di sicurezza sul lavoro”.

Proprio l'INAIL ha organizzato un seminario, il 29 ottobre presso Villa Malta a Roma, dedicato alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Il seminario, “Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro-correlato: le buone pratiche in Italia”, è parte della Campagna organizzata da Eu-Osha “Ambienti di lavoro sani e sicuri” e avviene al termine della Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, programmata dal 19 al 23 ottobre. L’edizione 2014-2015 della Campagna, “Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlato”, si è articolata su una serie di eventi in tutta Europa che culmineranno con il Vertice di Bilbao, il 3 e il 4 novembre prossimi, a cui prenderanno parte i principali esperti europei e decisori politici “al fine di discutere i risultati della campagna biennale, scambiare buone prassi ed esplorare future strategie per la gestione dello stress e dei rischi psicosociali nelle imprese europee”. Un’altra sfida, spesso “invisibile”, da affrontare insieme nel campo della salute e sicurezza sul lavoro.



L'ILO ha adottato, fino ad oggi, oltre 189 Convenzioni e 202 Raccomandazioni che coprono l’intero spettro del mondo lavorativo, di queste più di 40 riguardano la sicurezza e la salute sul lavoro.