di Deborah France Massin, Direttrice, Ufficio per le attività degli imprenditori dell'ILO*

All'inizio dell'anno, l'Ufficio dell'ILO per le attività dei datori di lavoro ha lanciato il Rapporto Women in Business and Management: Gaining Momentum. I suoi messaggi principali sono forse ben noti e, auspicabilmente, accettati: la presenza delle donne nel mercato del lavoro è sempre più significativa per la crescita economica e lo sviluppo e le donne rappresentano un pool di talenti incredibili, che non dovrebbe essere ignorato.

La buona notizia è che, rispetto al passato, sono più numerose le donne che guadagnano un reddito proprio e svolgono lavori in vari settori. In molte regioni, ricoprono ruoli manageriali di livello medio-basso, in alcuni casi rappresentano oltre il 50 % della manodopera. Sempre di più le vediamo come imprenditrici che gestiscono proprie aziende. Ad oggi, circa il 30% delle imprese è gestito da donne.

Immagina di avere una famiglia da mantenere. Emigrare è la tua unica opzione per guadagnare un salario dignitoso – ma tu non sai né dove, né come trovare un lavoro all'estero. Oppure immagina di avere una figlia o un figlio che lavorano in un altro paese e non hai loro notizie da mesi.

O chiediti cosa faresti se ti capitasse un incidente sul lavoro lontano da casa, senza soldi per pagare le cure in ospedale e un datore di lavoro che rifiuta di pagarti lo stipendio.

A chi ti rivolgi?

Molti di voi penseranno di chiedere aiuto ad un amico, ad un familiare o ad un ufficio pubblico. Ma per milioni di migranti nella Regione dell'Asia e del Pacifico trovare assistenza è molto dura. Per questa ragione, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha creato 23 Migrant Resource Centres (MRCs) in 6 paesi del sudest asiatico.

Nell’economia globalizzata un numero sempre maggiore di lavoratori si sposta all’interno dei paesi o oltrepassa le frontiere in cerca di opportunità di lavoro dignitoso. Ad oggi, sono 232 milioni i migranti internazionali e 740 milioni i migranti interni in movimento che abbandonano le loro case spinti dalla ricerca di opportunità di lavoro, perlopiù in fuga da condizioni di vita ai limiti della sopravvivenza. L’incapacità dei governi, di origine e di destinazione, di gestire i flussi migratori e altri fattori, spingono i migranti ad affidarsi a intermediari senza scrupoli e, spesso, il punto di arrivo del loro viaggio è il lavoro forzato, una trappola infernale per i migranti e un’occasione ghiotta per le organizzazioni criminali che, secondo l’ILO, traggono da questo sfruttamento un profitto annuo di 150 miliardi di dollari.

Dopo due anni di lunghe e difficili discussioni, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha adottato un nuovo standard internazionale che aiuterà milioni di lavoratori e imprese ad uscire dalla trappola dell’economia informale. La Raccomandazione per una transizione da una economia informale ad una economia formale è stata adottata dai Costituenti dell’ILO – governi, organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori - con 484 voti a favore, uno contrario e 5 astensioni, nel corso della 104ª sessione della Conferenza Internazionale del lavoro, conclusasi il 13 giugno.