Senza politiche mirate, dobbiamo aspettare ancora 70 anni perchè le donne possano ricevere lo stesso salario degli uomini per pari lavoro. Lo dice l’ILO in un recente rapporto che mette in luce l’evoluzione del cosiddetto gender pay gap, ovvero la disparità di retribuzione tra uomini e donne che, secondo l’agenzia ONU, è rimasto praticamente invariato negli ultimi 20 anni. A livello globale, le donne guadagnano il 23 % in meno rispetto agli uomini, nell’Unione Europea questo dato supera il 16%.

Ogni anno il 28 aprile si celebra in tutto il mondo la Giornata per la salute e la sicurezza sul lavoro. Ogni anno, in tutto il mondo si organizzano conferenze, flash mob, campagne di comunicazione per ricordare che non si può morire di lavoro. Nonostante ciò, questa carneficina continua. I dati ILO parlano chiaro, 313 milioni di infortuni e 2,3 milioni di morti ogni anno. Si calcola che ogni giorno 6.400 persone muoiano per un incidente sul lavoro o per una malattia professionale.

Il tema del rapporto di lavoro – ovvero quel vincolo giuridico tra lavoratore e datore di lavoro che prevede l’erogazione di una prestazione lavorativa in cambio di una retribuzione - è stato oggetto di numerosi studi da parte dell’ILO. Oggi, circa la metà della manodopera globale è salariata, ma il lavoro a tempo pieno con un contratto indeterminato e per un singolo datore di lavoro non rappresenta più il modello dominante. La diversificazione dei rapporti di lavoro, infatti, ha reso sempre più difficile capire l’esistenza di questo rapporto e ciò è particolarmente evidente nel settore del commercio al dettaglio dove forme di lavoro atipiche sono ormai considerate “tipiche”.

Molte ricerche, dall’ILO all’OCSE, hanno messo in evidenza l’allarmante crescita delle disuguaglianze di reddito nel corso degli ultimi decenni nella maggior parte dei paesi industrializzati. Gli economisti dibattono sulle cause e i rimedi: c’è chi considera le disuguaglianze come necessarie in quanto stimolano la competizione e quindi la crescita economica in un contesto di libero mercato, chi invece le considera come una minaccia alla tenuta sociale nonchè un ostacolo alla crescita economica.