di Beate Andrees, Capo del Programma ILO contro il lavoro forzato

Un tempo i pomodori venivano coltivati dalle popolazioni indigene delle Ande e furono poi esportati in Europa e Nord America dai colonizzatori spagnoli. Ma, mentre questo delizioso frutto ha trovato una casa in molte parti del mondo, non si può dire la stessa cosa dei lavoratori che li raccolgono. Molti di loro sono migranti irregolari, appena tollerati in quanto il costo del loro lavoro è a buon mercato ma di certo non sono i benvenuti.

Fadi, un bimbo siriano di 8 anni fuggito in Libano con lo zio dopo che un missile ha distrutto la sua casa, racconta la sua odissea per le strade di Beirut dove ha conosciuto abusi e violenza. Il suo sogno è comprare una grande casa e sposarsi. Mustafa, 11 anni, vende rose per aiutare la sua famiglia in Siria e spera di comprare una casa tra le montagne e non vedere mai più nessuno. Infine Rami, 11 anni, fuggito in Libano dopo aver visto suo padre uccidere il fratellino, il suo sogno è comprare una Lamborghini e e nuovi vestiti. Come molti altri bambini rifugiati, Fadi, Mustafa e Rami sono fuggiti da una guerra in cerca di una vita migliore ma quello che hanno trovato non è molto dissimile dall’orrore da cui provenivano, come loro stessi ci raccontano in una in una serie di video animati.

BEIRUT (ILO News) — Secondo un nuovo studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, durante il conflitto a Gaza l’estate scorsa, le operazioni militari israeliane hanno causato la perdita di numerosi posti di lavoro nel settore privato dell’enclave palestinese, con ulteriore aumento della disoccupazione già allora preoccupante e dei tassi di povertà. Lo studio dell’ILO stima che la perdita di occupazione a seguito delle alle operazioni militari del luglio e agosto 2014 ha provocato un aumento del tasso di disoccupazione a Gaza pari a 4,3 punti percentuali, portandolo al 36,9 per cento.

In Africa, eminenti imprenditori hanno assunto l’impegno di azzerare le discriminazioni legate all’HIV sul lavoro e di recuperare il ritardo riguardo a consultazioni, test e trattamenti su base volontaria e confidenziale. Una nuova pubblicazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e di UNAIDS titolata AIDS is Everyone’s Business («L’AIDS riguarda tutti») rende conto di questo impegno attraverso una serie di messaggi dei più importanti leader del mondo degli affari, fra cui numerosi imprenditori africani.