Si è tenuto lo scorso 11 marzo a Berlino un incontro, su invito della Cancelliera Merkel, tra il segetario generale dell’OCSE, Angel Gurría, il Direttore del FMI, Christine Lagarde, il Presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, il Direttore del WTO, Roberto Azevêdo e il Direttore Generale dell’ILO, Guy Ryder. I leader hanno discusso le questioni attualmente più calde, dalla crisi dell’occupazione giovanile al cambiamento climatico, all’agenda post 2015.

La prospettiva di poter dare a suo figlio un futuro migliore, ecco ciò che ha motivato Ellen Dollaga a lasciare il suo bambino, la sua famiglia e il suo paese. Madre single di 27 anni, Ellen ha lasciato le Filippine per andare a lavorare come infermiera in Cina, a Taiwan. «Ho lasciato il mio bambino quando aveva appena sei mesi», ricorda Ellen Dollaga. «Per una madre, è importante vedere il proprio bambino, sentirlo dire ‘mamma’ per la prima volta, vedere i suoi primi passi. Ma ho rinunciato a tutto quanto e a tanti momenti felici per guadagnare soldi. C’è stato un periodo in cui mio figlio neanche conosceva sua madre».

di Janine Berg, economista, Organizzazione Internazionale del Lavoro

Apparentemente, il primo passo per risolvere un problema è di riconoscere l’esistenza di un problema. Ben vengano quindi i riflettori puntati sulle disuguaglianze e le preoccupazioni riguardo alle loro possibili conseguenze. Ora però dobbiamo concentrare l’attenzione su come invertire una evoluzione così inquietante. Un nuovo studio, Labour markets, Institutions and Inequality («Mercati del lavoro, istituzioni e disuguaglianze»), elaborato da esperti delle politiche dell’Ufficio Internazionale del Lavoro, sostiene che, per ridurre le disuguaglianze, ci vuole una azione politica concertata per rafforzare, se non addirittura per creare, in tutto il mondo istituzioni del mercato del lavoro e del benessere sociale.

« La Giornata mondiale della giustizia sociale dovrebbe galvanizzare l’azione contro la povertà e l’esclusione sociale. Il lavoro compiuto in condizioni di libertà, di equità, di sicurezza e di dignità umana — il lavoro dignitoso — è la chiave dell’inclusione ed è portatore di giustizia sociale. Tuttavia, la situazione mondiale è motivo di grave preoccupazione. Il divario economico continua ad allargarsi, con il 10 per cento più ricco che guadagna tra il 30 e il 40 per cento del reddito totale mentre il 10 per cento più povero ne guadagna solo tra il 2 e il 7 per cento.