Trovare un lavoro dignitoso risulta ancora molto difficile per tanti giovani nel mondo. L’ultimo rapporto dell’ILO, Global Employment Trends for Youth 2015 («Tendenze globali dell’occupazione giovanile 2015»), mette in evidenza come ci siano ancora 73,3 milioni di giovani senza un’occupazione. Un lieve miglioramento rispetto alle rilevazioni precedenti dell’ILO, che aveva riscontrato la presenza di ben 76,6 milioni di disoccupati nel 2009, ma i posti di lavoro persi durante la crisi non sono stati ancora recuperati: l’attuale tasso di disoccupazione giovanile nel mondo si attesta al 13 per cento, ancora lontano dal 11,7 per cento registrato nel periodo pre-crisi. Anche per quanto riguarda l’Europa, i lievi miglioramenti registrati inducono a pensare che molto ci sia ancora da fare in termini di politiche per l’occupazione giovanile. In particolare in Italia, la situazione di tanti ragazzi rimane molto difficile e la necessità di politiche di sostegno risulta evidente.

di Marianna Georgallis, Policy & Advocacy Coordinator per il European Youth Forum

Un mese fa, tutti gli occhi erano puntati alla crisi greca. E’ stato un mese di estenuanti negoziazioni, un referendum shock e i leader dell’Unione Europea sotto i riflettori, i valori europei della solidarietà e dell’unità messi in discussione e, secondo qualcuno, minacciati. L’attenzione è stata posta principalmente sui numeri – sui miliardi necessari per evitare la Grexit, sul limite dei 60 Euro posto al prelievo giornaliero. Ma, il dramma che si è consumato nelle ultime settimane non riguarda le cifre, riguarda le persone. L’azione del Governo greco, giusta o sbagliata che sia, sta tentando di invertire la tendenza di anni fatta di tagli ai salari, al welfare, crescente povertà, diseguaglianza e allarmanti livelli di disoccupazione. Ad indebolire ogni discussione sulla moneta, sui piani di salvataggio e sulle banche sono state le pesanti conseguenze della crisi economica e sociale, come pure il modo in cui l’Europa ha risposto a questa crisi.

Quando la crisi finanziaria ha raggiunto il suo apice nel 2008, alcuni paesi, in particolare in Europa, hanno apportato modifiche alle rispettive legislazioni riducendo il livello di protezione dei lavoratori. In un contesto in cui lo spazio per manovre fiscali era limitato e la disoccupazione in crescita, questi paesi erano spinti dalla convinzione che cambiamenti di questo tipo avrebbero stimolato la crescita economica e la creazione di posti di lavoro. La domanda è: ha funzionato?

di Janine Berg, Senior Economist ILO e Valerio De Stefano, Technical Officer ILO per le forme di lavoro non standard

La "gig economy" che comprende il "crowd work" e il "work on-demand vi apps" è visto da alcuni come il futuro del lavoro. E benché si tratti di argomenti che fanno notizia, sono ancora molte le questioni relative alla protezione del lavoro da affrontare.

Il crowd-work è quel lavoro eseguito su piattaforme on-line da gruppi di singoli lavoratori, che rispondono a chiamate on-line. Può consistere in lavori qualificati come la programmazione e traduzione oppure lavori di routine come la pulizia dei dati, taggare fotografie o la compilazione di liste di libri o film che gli utenti internet possono essere interessati ad acquistare.